L’orgoglio è una sensazione strana. Quando arriva, sembra bella: ci si sente “su”, ci si sente qualcuno, ci si sente di valere. Ma è uno stato costruito con materiali che non sono davvero tuoi.
L’orgoglio vive dello sguardo degli altri.
Dipende da cosa gli altri apprezzano, da ciò che la società considera “di successo” o da perseguire, da ciò che la famiglia valorizza, da ciò che il partner o le persone attorno a te riconoscono come importante.
Se gli altri ti approvano, allora stai bene.
Poi magari quella stessa cosa di cui eri orgoglioso un attimo prima, magari per l’apprezzamento ricevuto da qualcuno, può diventare subito un peso, una vergogna, un dubbio su di te nel momento in cui altri ancora ti criticano, minimizzano o svalutano.
L’orgoglio ha infatti un locus of control esterno: non dipende da te. Non puoi avere tu il controllo su ciò che gli altri apprezzano o disprezzano.
Il problema è che ciò che è valorizzato “fuori” cambia e può anche essere molto facilmente manipolabile:
– cambiano le mode sociali
– cambiano i valori della famiglia
– cambiano le aspettative del partner, del gruppo, del contesto
Così, per ricercare quella sensazione, quell’appagamento, per sentirti all’altezza, “orgoglioso”, puoi ritrovarti a inseguire un’idea di te che magari non ti appartiene del tutto.
E intanto, dentro, nel perseguire quello pseudo-benessere, emergono altri stati, altre emozioni:
– ti senti lontano da te
– ti senti sempre più vuoto
– ti accorgi che alcune scelte sono più per “far contenti” che per essere in pace
– ti rendi conto che, per mantenere quell’orgoglio, devi tradire ciò che senti davvero, chi sei davvero
Una via di uscita da questa dinamica può essere quella di iniziare a cambiare il luogo dell’attenzione: non più solo fuori, ma anche e soprattutto dentro.
Non lasciarti guidare solo da queste domande (più o meno latenti):
– “Di cosa posso essere orgoglioso agli occhi degli altri?”
– “Cosa vogliono o si aspettano gli altri da me?”
ma inizia anche a chiederti:
– “Che cosa, anche se nessuno lo vedesse, mi farebbe sentire a posto con me stesso?”
Può sembrare una domanda semplice, ma può portare una piccola rivoluzione interiore ed esteriore.
Perché quella domanda sposta il baricentro:
– dallo sguardo degli altri
– al contatto con ciò che senti, con ciò che per te è giusto, buono, vivo, vero
E, piano piano, potresti passare dall’orgoglio – che vive di applausi e di fughe disperate dal disprezzo, con i suoi grossi picchi seguiti da altrettanto grosse cadute – a una fierezza quieta, che nella coerenza interna trova la sua forza e la sua solidità, anche quando tutto intorno sembra traballare.
Allora ti lascio proprio con due domande che potrai tenere con te durante la giornata, farti accompagnare da loro e vedere che succede:
– se tutti un giorno dovessero dimenticarsi di quello che ora farò o dirò, quale comportamento o scelta mi farebbe sentire comunque fiero di me?
– quali scelte diverse farei rispetto a quelle che ho sempre fatto?
👉 Gruppi di crescita personale e terapeutici (online e in presenza): clicca qui per info informazioni
👉 E-mail: info@micheleilaripsicologo.com