Sono umano, e ho i miei limiti.
Non ho verità da offrire,
nonostante possano essere tante le cose che mi risuonano vere nel tempo.
E lo fanno anche quando cambiano.
Perché le verità che esperisco
cambiano, si adattano, si arricchiscono.
Ma se ce n’è una che continua a rimanere stabile nel tempo,
è che anch’io cerco.
Ogni giorno.
Sempre nuove verità,
in me stesso e nella relazione con gli altri.
E forse proprio per questo,
molte persone si sentono a casa nei percorsi che propongo.
Ma non tutte.
O almeno, non subito.
Come ad esempio, chi desidera un cambiamento rapido,
magari cercando scorciatoie che all’apparenza gli sembrano efficaci,
ma che portano con sé il rischio di allontanarsi da sé stessi e dai propri valori più profondi.
Oppure chi cerca benefici immediati,
magari ricorrendo a modalità che in certi momenti gli sembrano necessarie,
ma che poi magari rischiano di avere risvolti poco appaganti come:
senso di colpa,
disconnessione da sé,
solitudine interiore,
senso di vuoto,
sono solo alcuni esempi.
Ma anche in questi casi,
ho incontrato nuove profondità e possibilità
in chi ha trovato il coraggio
e la voglia di guardarsi dentro con sincerità.
Anzi, spesso è proprio di fronte a tali bivi,
che possono nascere le trasformazioni più profonde.
Col tempo, ho capito che
chi vive con più appagamento i percorsi con me
non è chi cerca risposte rapide
(anche se, spesso, arrivano più velocemente del previsto),
ma chi desidera un lavoro trasformativo più profondo
della semplice risoluzione di un problema concreto.
Sono persone che hanno già guardato dentro se stesse almeno una volta,
che ci hanno già provato da sole.
Sentono che c’è qualcosa da sciogliere,
da guarire,
da amare.
E anche qualcosa da riaccendere.
Spesso sono persone sensibili,
intense, attente,
che sinceramente vogliono stare meglio,
anche se a volte credono di non meritarlo,
o si presentano scoraggiate, sfiduciate, perse.
Persone con una profondità
che a volte le fa sentire isolate.
Desiderano comprensione,
ma non amano la superficialità.
Non cercano un guru.
Cercano una relazione vera.
Hanno fame di autenticità.
Di uno spazio dove non dover sorridere per forza,
ma vivere esperienze vere.
Hanno fame di vita,
di conoscenza,
anche se magari
non sempre ne sono consapevoli quando arrivano in studio.
So quanto è importante – e intimo –
avere uno spazio dove poter dire:
“non ce la faccio”, oppure
“non so bene cosa mi succede”,
e sentire che c’è uno sguardo umano ad accoglierli.
O almeno, qualcuno con un’intenzione profondamente autentica di farlo.
Nonostante la mia mente
– vista anche la mia formazione in ingegneria –
sia sensibile alle soluzioni,
so che esistono esperienze
molto più appaganti delle soluzioni.
E che spesso, da queste esperienze,
poi le soluzioni emergono.
Ma non sempre nella direzione attesa.
Conosco il potere di guardarsi negli occhi,
anche nell’impotenza,
e la magia che accade quando,
da quelle esperienze così intime e intense,
si accende una luce.
Una fiducia.
Una speranza.
Nella vita, o nell’altro, o in se stessi.
Spesso in tutte queste cose insieme.
E da quella nuova energia
qualcosa cambia.
Qualcosa si apre.
Si espande. Cresce.
Ecco,
a volte tutto inizia da un piccolo “clic”.
Da una piccola luce che si accende dentro.
Una speranza.
O un sentire.
Ascoltare quel clic,
quella che risuona come una piccola lucina,
a volte è tutto ciò che serve
per rimettersi in cammino
quando ci si sente persi,
o fermi.
Allora auguro anche a te,
che hai letto fin qui,
di prestare ascolto alle tue lucine
quando si accendono.
Di non distrarti.
Di non voltarti.
Perché quando c’è il Sole, tutto è chiaro.
Ma quando è buio, e sei in mare aperto,
magari con le onde alte
e nessuna rotta certa,
la chiarezza diventa ciò che più si desidera.
Ma è notte.
È buio.
E lì, quando si accetta di guardare quel buio,
si scoprono delle piccole luci,
dei riferimenti fissi,
sufficienti per riprendere a orientarsi.
e stelle.
E quelle,
le abbiamo tutti dentro.

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Ilari Michele
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